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Bimestrale


NUMERO SPECIALE MONOGRAFICO (FORMATO POSTER PIEGHEVOLE) - 2/2009

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero speciale 2/2009 Dopo i numeri sulle “Città di fondazione dell’Agro Pontino”, su Clemente Busiri Vici e su Tresigallo, il CE.S.A.R. dedica il nuovo pieghevole all’architetto romano Luigi Walter Moretti. Anche in questo caso la pubblicazione viene realizzata in collaborazione con l’Archivio Centrale dello Stato che ha facilitato le ricerche mettendo a disposizione materiale inedito. Il numero presenta una sintesi delle maggiori opere realizzate da Moretti sia a Roma, sia nelle immediate vicinanze della capitale, comprese le terme di Fiuggi. L’obiettivo è quello di creare uno strumento agile e divulgativo che permetta di inquadrare all’istante le opere esistenti e visitabili, nella speranza che questo possa essere da stimolo per i giovani studenti che desiderano conoscere e approfondire l’opera di uno dei maggiori architetti del secolo scorso.

Viene inoltre proposta la ricostruzione virtuale di due opere emblematiche nell’evoluzione progettuale di Moretti: il Teatro Imperiale progettato per l’E42 nel 1937-40, ricostruito dal CE.S.A.R. nell’ambito del progetto “EUR Interrotta” e la chiesa di Decima progettata nel 1970 per celebrare il Concilio Vaticano II e virtualmente ricostruita dall’Università La Sapienza.

L’analisi dei due progetti di Moretti, il Teatro imperiale e la chiesa Sancta Maria Mater Ecclesiae di Decima, se da una parte mette in crisi quella posizione intransigente verso qualsiasi forma di recupero degli aspetti formali legati alla tradizione, dall’altra impone una riflessione sul fatto che proprio una salda conoscenza dell’architettura classica legata alla padronanza delle sue tecniche costruttive costituisce la base per una architettura moderna dagli esiti sorprendenti. Così come la chiesa di Decima, se paragonata alla coeva chiesa di Muratori al Tuscolano, può indicare come si possa attingere dallo stesso tipo formale della chiesa a pianta centrale e giungere a esiti formali e stilistici nettamente diversi seppur accomunabili dall’uso plastico del cemento armato, senza dover sconfinare a tutti i costi nel funzionalismo, il Teatro Imperiale all’EUR, con la sua assenza di decorazioni, di fregi e cornici, ma con la sua armonia di proporzioni, rappresenta un’eresia soprattutto rispetto al vicino classicismo di Brasini piuttosto che al razionalismo metafisico del Palazzo dei Congressi, risultando più vicino al Danteum di Terragni di quanto quest’ultimo lo sia alla Casa del Fascio di Como.

Come traspare anche da queste pagine, che hanno il merito di ospitare una lettura critica ad ampio raggio sull’opera di Moretti, purtroppo il giudizio critico stenta ad accettare la legittimità di una poetica classicista che ancora si vuole legata a posizioni ideologiche che invece agivano, come ricorda Agnoldomenico Pica, critico vicino a Moretti, indipendentemente dai linguaggi architettonici dell’epoca.

NUMERO SPECIALE MONOGRAFICO (FORMATO POSTER PIEGHEVOLE) - 1/2009

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero Speciale n. 1/2009Già da diversi anni il CE.S.A.R. si occupa dello studio e della valorizzazione delle città di fondazione, in particolare dei centri sorti nell’Agro Pontino. Recentemente le maggiori iniziative per la salvaguardia e la valorizzazione di questo patrimonio architettonico e urbanistico, costruito in Italia tra la fine degli anni venti e l’inizio del secondo conflitto mondiale, hanno stimolato la creazione dell’Associazione nazionale delle Città di Fondazione con lo scopo di promuovere, incrementare e coordinare tutte le iniziative e le ricerche che si occupano di questo tema specifico.

Tra i centri fondatori di questa associazione vi è Tresigallo, piccola cittadina situata in provincia di Ferrara che nel 2004 la Regione Emilia Romagna ha inserito nel circuito delle città d’arte.

Nonostante l’importante impegno di promozione e conservazione attuato negli ultimissimi anni dall’amministrazione comunale, la storia e l’architettura della piccola Città del Novecento risultano ancora non sufficientemente studiate.

Questo è uno dei motivi per cui le nostre recenti attività di ricerca si sono concentrate sulla raccolta di un sostanzioso materiale grafico e fotografico che ha portato, anche in questo caso, all’individuazione di ulteriori documenti di archivio, indispensabili per migliorare la conoscenza e la comprensione di questo importante patrimonio architettonico.

I documenti qui illustrati ci permettono di comprendere il “carattere” di questa cittadina rifondata che nel disegno a tavolino testimonia il rispetto dei caratteri del tessuto esistente dall’età medievale fino alla grande bonifica ferrarese della seconda metà dell’800, con la ristrutturazione in boulevard della strada principale già esistente, e che non rinuncia alla sperimentazione di nuove forme e stili del panorama nazionale e internazionale come l’art deco della ex GIL e della ex Caserma dei Carabinieri, o quello metafisico dei porticati di piazza Repubblica, precursore del migliore post-modern di almeno cinquant’anni.

Una città che dà testimonianza dell’irrinunciabilità degli elementi della nostra tradizione urbana come la piazza, il viale, il porticato, il giardino, unici garanti del successo nella costruzione di una “città italiana”.

5-6/2008

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, n. 5-6/2008La buona notizia è che l’Arco di Libera ha una sua fascinazione contemporanea. Per il sondaggio promosso dal Sole 24 ore sul monumento ai caduti italiani nelle missioni di pace il progetto di Adalberto Libera, proposto da Nikos Salingaros, vola oltre il 33% sbaragliando gli altri 29 progetti. Una soddisfazione, per chi come il CE.S.A.R. è stato il primo riabilitare il progetto, ma anche una testimonianza di come l’architettura dell’E42 sia in grado di uscire da quella damnatio memoriae che l’ha contraddistinta per oltre un settantennio. È segno evidente che gli italiani sono molto più liberi di pensare dei cosiddetti ‘liberi pensatori’.

La cattiva notizia è che il disegno di legge sulla qualità architettonica è ancora in alto mare. Ciò che tuttavia lascia perplessi è la mancanza di dibattito attorno a questo disegno di legge. E dire che il confronto sull’architettura è ormai diventato dominante nella pubblica opinione. Ma quel che manca è un serio approfondimento tra gli addetti ai lavori. Sappiamo quel che non vogliono i cittadini in termini di qualità architettonica: non vogliono archi-horror, ma decoro urbano; non vogliono archistar che sfregiano il tessuto urbano con segni autocelebrativi e ‘apolidi’, ma vogliono che l’architettura ‘parli’ italiano. Non vogliono sincretismi stilistici spesso forieri di confusione sociale ma il rispetto delle tradizioni urbanistiche locali che favoriscono la fusione sociale.

E il dibattito è inesistente. La categoria professionale, così vivace sul web, tace invece sul disegno di legge governativo. Che sia per una sorta di sfiducia nella qualità della legge o che sia per il rifiuto di un’architettura di qualità? Un’archistar come Peter Eisemann, le cui posizioni sono piuttosto distanti da quelle del CE.S.A.R., intervistato da Alessandro Delli Ponti, azzarda un’affermazione provocatoria ma non priva di fascino: “Serve un’abilità particolare per resistere alla tentazione di divenire cliché e iconici oggi”. Ma è poi vero che l’alternativa all’architettura contemporanea non deve essere il ‘cliché’, né l’identità può essere trasmessa in replica? Ma allora quale architettura di qualità? Identitaria ma non nostalgica o contemporanea ma legata al territorio? Domande alle quali di certo una legge dello Stato ha il dovere di rispondere. Soprattutto se questo Stato si chiama Italia, un Paese che ha dettato le regole dell’urbanistica e dell’architettura per oltre due millenni, oggi derubricate.

NUMERO SPECIALE MONOGRAFICO (FORMATO POSTER PIEGHEVOLE) - 4/2008

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 4Con questo numero monografico il CE.S.A.R. prosegue il lavoro di documentazione e monitoraggio del vastissimo patrimonio architettonico realizzato in Italia tra le due guerre. Un lavoro teso a promuovere un corretto recupero di tutti quegli edifici che dovrebbero essere tutelati dal Testo Unico varato nel 1999, ma che la scarsità delle risorse finanziarie ne pregiudica l’azione protettiva.

Recentemente L’Istituto Europeo di Design ha sviluppato un progetto di ristrutturazione e riadattamento dell’ex sede dell’Istituto Luce, progettata da Clemente Busiri Vici nel 1937, che ripropone l’attenzione sulla necessità di un serio controllo sulla trasformazione che i fabbricati realizzati durante il fascismo spesso subiscono per motivi di recupero funzionale. In alcuni casi questi interventi, se fatti con cautela e competenza, diventano l’occasione per ristrutturare e far rivivere delle opere che hanno contribuito e contribuiscono al miglioramento della qualità dei nostri spazi urbani.

Questa ricerca, in particolare, ci offre l’occasione per proporre un’ampia sintesi della lunga e fruttuosa carriera professionale dell’ingegnere romano Clemente Busiri Vici, autore oltre che della sede dell’Istituto Luce trattato in questo numero, anche di numerose opere giovanili che testimoniano una sensibilità verso i canoni tradizionali dell’architettura romana. Sensibilità verso la tradizione che, come nella maggior parte degli architetti del razionalismo, ha permesso di realizzare una modernità senza rottura con il passato e dunque sempre attenta al valore “urbano” dell’edificio, ma che, proprio per questo, non preclude a “sperimentazioni” dagli esiti veramente sorprendenti. Se infatti l’edificio sede dell’Istituto Luce riflette un approccio più “tradizionale” al tema della città, la famosa Colonia marina “XXVIII Ottobre per i figli degli italiani all’estero”, a Cattolica, progettata nel 1935, presenta una commistione di forme che richiamano alla mente navi, idrovolanti, sommergibili e littorine. Parzialmente distrutta negli anni ’60 è attualmente utilizzata come Parco del Mare.

Si spera che con il nostro impegno, quello delle istituzioni e di altre associazioni culturali e di ricerca si possano evitare in futuro gravi perdite come quelle della colonia di Cattolica, che offendono la memoria di chi ha lavorato con impegno e passione per migliorare la qualità dell’Italia.

2-3/2008

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 2-3C’è stato un tempo in cui l’architettura curava il mondo. Oggi è il mondo a doversi curare dall’architettura. Sembra una provocazione ma a osservare bene le degenerazioni dell’architettura contemporanea, non si può non rilevare quanto nocive siano state le sue influenze sullo sviluppo urbanistico delle metropoli.

Non a caso sono ormai mesi che quotidiani e periodici registrano la fine delle archistar e il ritorno a un’architettura comunitaria, in cui i cittadini esprimono il loro parere sulle ‘creazioni’ imposte dall’archistar di turno bocciandone le scelte, le forme, gli stili. La simbologia, insomma. Non c’è giorno che la stampa non ci informi di nuove bocciature di grandi firme, bocciature decretate non da spin doctors, o lobbisti invisibili, ma da cittadini organizzati in comitati di quartiere, in associazioni culturali. Fuksas a Savona, Piano a Torino, Botta a Genova, Zaha Hadid a Siviglia, Kurokawa a Tokyo.

Abbasso dunque l’archistar system per valorizzare la professione a servizio della comunità nazionale sulla scia della storia e del territorio. È questo il fil rouge del bimestrale e del suo allegato (che non a caso parla dell’architettura che sana le malattie, che cura gli uomini dal mal sottile). Sullo sfondo, l’Aquila colpita al cuore dal terremoto che deve rinascere così com’era, e alla quale abbiamo dedicato simbolicamente la copertina, dove svetta il Castello Cinquecentesco sede del Museo Nazionale d’Abruzzo. Ma sul fronte della ricostruzione è d’uopo aprire una riflessione.

Al di là delle questioni attinenti all’architettura (della quale pure trattiamo negli approfondimenti interni) il piano casa ideato dal governo è uno strumento che potrebbe risollevare la micro economia con numeri da macro, con effetti positivi sul comparto edile e su tutta la filiera, compresa quella della qualità architettonica. Ebbene, a fronte di queste impellenti necessità del Paese reale, la conferenza delle Regioni ha dapprima bloccato il provvedimento reclamando un ruolo specifico, poi ha avocato il diritto di legiferare andando ognuno per conto proprio prive di una legge quadro di riferimento. Qual è il risultato? Su 20 regioni a tutt’oggi solo 10 hanno varato una legge, ognuna diversa dall’altra. Il piano casa del governo ancora non ha visto la luce dopo circa 5 mesi dal suo annuncio. L’assetto istituzionale dell’Italia è materia delicata e non è certo questa la sede propria per poterne discutere. Ma a fronte di un’economia mondiale in crisi e della necessità sempre più impellente di dare risposte tempestive, emerge l’esigenza di mettere l’Italia nel binario giusto semplificando i processi decisionali. A cominciare dal bicameralismo perfetto e dal già mal-riformato Titolo V della Costituzione.

6/2007-1/2008

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 6-1 Silvio Berlusconi ha dichiarato di aver visto “grattacieli storti e sbilenchi”. Il riferimento era ai “due amici che reggono il terzo mentre vomita” come Gianni Biondillo ha definito le torri di CityLife.

Il direttore generale di CityLife ha dichiarato che il grattacielo di Libeskind sarà leggermente alzato e raddrizzato per motivi tecnici. Salvatore Ligresti, che ha il 33% di CityLife e che dovrebbe investire in Alitalia, non vuole costruire il grattacielo storto di Libeskind perché costa troppo.

Non è notizia da poco se fosse vera: il costo del grattacielo di Libeskind sarebbe dunque elevato a causa della sua forma semicurva che richiederebbe una struttura rinforzata. Nel frattempo CityLife demolisce il Padiglione della Meccanica 7 realizzato alla fine degli anni ’60 su progetto di Melchiorre Bega. La stessa sorte che toccherà alle torri del Ministero delle Finanze e all’ex Velodromo ambedue di Ligini, per fare anch’essi posto ad una architettura contemporanea che fa già discutere. Questa scelta, nonostante i tentativi messi in campo per difendere una architettura dal presunto valore artistico testimonia la debolezza di un’edilizia del dopoguerra che non riesce ad affermarsi a differenza di quella degli anni ’30.

La copertina di questo numero del bimestrale rappresenta la condizione della città contemporanea: a distanza di quasi vent’anni da quando il Principe Carlo nel suo ‘A vision of Britain’ aveva stigmatizzato la pessima architettura del suo Paese nel Dopoguerra che modificava irrimediabilmente il volto di Londra dalle rive del Tamigi, il “cetriolo erotico” - The Gherkin - di Sir Norman Foster campeggia sulle case (e chiese) in stile vittoriano del centro di Londra. Oggi qualcosa sembra muoversi verso una riflessione sulla modernità, ovvero se, e soprattutto quanto, il concetto di modernità debba essere fatalisticamente legato alle sorti dell’architettura modernista o se non si possa invece scegliere, sulla base dei modelli urbani che duemila anni di storia ci mettono a disposizione, quale sia la forma “ragionevole” capace incarnare le aspirazioni al Bello che ogni uomo porta in sè. Non è un caso che questa riflessione si rafforzi oggi nel panorama culturale proprio quando sulla scena politica si affaccia una “rivoluzione conservatrice” che pone nella consapevolezza della propria identità la forza di una reale integrazione, necessaria anche nel campo delle arti.

4-5/2007

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 4-5 Identità e architettura. Un binomio indissolubile. Forse, nessun'altra espressione artistica più dell'architettura riesce a rappresentare la storia di una nazione. La poesia, la musica, la letteratura, sono intelligibile soltanto attraverso la cognizione linguistica. L'architettura parla un linguaggio universale e al contempo è sintesi di tutti i processi storici che hanno attraversato un Paese.

Per capire la differenza tra le diverse epoche basti pensare alle capacità evocative dei luoghi: l'Acropoli di Agrigento e i Fori Romani, Piazza del Campo a Siena e Piazza del Campidoglio a Roma, Piazza del Plebiscito a Napoli e il Piazza del Duomo a Milano, il Foro Italico e la Città Universitaria di Roma. L'Italia è il Paese nel quale l'architetto ha sempre svolto una funzione sociale. Una funzione guidata e diretta da imperatori e papi illuminati, principi e dittatori che, intercettando i mutamenti sociali, trasformavano il tessuto urbano per rispondere alle nuove esigenze delle città da loro governate. Cosa ben diversa da quanto accade nella contemporaneità. Il secondo dopoguerra ci ha consegnato città storiche degradate e periferie urbane disegnate secondo progetti funzionalistici, svincolati dalla realtà nella quale venivano realizzati. Corviale potrebbe sostituirsi allo Zen di Palermo, le Vele di Secondigliano a Punta Perotti. E non è certo un caso che oggi il dibattito si concentri sull'abbattimento di questi ecomostri, quasi a voler ammettere il fallimento di politiche urbanistiche che hanno cancellato l'identità nazionale con il contributo di sindaci ideologizzati, di architetti apolidi e internazionalisti.

Non possiamo quindi non essere entusiasti del nuovo 'manifesto' lanciato dal presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, in occasione dell'inaugurazione della Città d'Architettura a Parigi. Il discorso, consultabile su www.cesar-eur.it, è un invito agli architetti a svolgere quel ruolo fondamentale per la costruzione delle città. Ma è anche un appello ai politici e agli amministratori affinché nei processi di urbanizzazione si riscopra la 'misura d'uomo' e la centralità dell'architettura nei processi di sviluppo delle metropoli come elemento fondante l'identità nazionale. Secondo questa visione, i sindaci soprattutto delle grandi metropoli non possono costruire seguendo progetti astratti ed estranei al territorio. La nuova teca dell'Ara Pacis, il Maxxi di Zaha Hadid, i grattacieli della nuova fiera di Milano, così come le torri di Kenzo Tange a Napoli, che cosa conservano della straordinaria storia italiana? Assolutamente niente perché sono semplicemente segni individuali di artisti nati e operanti nella post-modernità. È tempo di recuperare il ruolo 'politico' e sociale dell'architettura che non deve essere uno strumento di rottura con il territorio ma essere il suo più profondo interprete.

La sua missione? Quella plurimillenaria che trasuda persino sul basolato dell'Appia Antica: trasmettere la sacralità di questa piccola porzione di mondo che abbiamo ereditato e che lasceremo ai nostri figli.

NUMERO SPECIALE MONOGRAFICO (FORMATO POSTER PIEGHEVOLE) - 3/2007

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 3In occasione della mostra “L'architettura delle Case del Fascio in Italia e nelle Terre d’Oltremare”, già realizzata con successo lo scorso dicembre a Roma, ed ora inaugurata a Latina nel Palazzo "M", esce questo bimestrale in forma di “poster”.

Dall'EUR, passando per Pomezia ed attraversando Aprilia, Latina, Pontinia e Sabaudia, una pianta dell'O.N.C. guiderà lo storico attraverso una selezione di fotografie e disegni d'archivio, alla scoperta delle architetture delle città di nuova fondazione del Lazio Meridionale. Una serie di piantine e fotografie recenti guiderà il turista alla riscoperta di quegli edifici nel loro stato attuale di conservazione.

Uno strumento di promozione oltre che di valorizzazione di questo particolare e unico patrimonio architettonico e urbanistico degli anni '30.

Questa mostra, realizzata grazie ai documenti originali messi a disposizione dall’Archivio Centrale dello Stato, è l'occasione per presentare un circuito di eventi culturali realizzati nelle città pontine: “Itinerari di Fondazione”. L’iniziativa rappresenta un auspicio verso il coordinamento e l'integrazione delle preziose risorse culturali presenti nel territorio.

La copertina presenta, attraverso un rendering fotorealistico, una proposta della nostra Fondazione per la ricostruzione della torre del palazzo “M” di Oriolo Frezzotti.

La ricostruzione di un segno strettamente legato a questa tipologia così particolare, come testimoniato dalla documentazione in mostra, rappresenterebbe un passo verso il riequilibrio formale e simbolico della città, oggi gravemente compromesso dall'edilizia incongrua degli anni '70 e faticosamente preservato negli ultimi anni.

2/2007

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 2Abbiamo visto come il razionalismo, in Spagna come in Italia, sia pure con esiti formali diversi, abbia saputo interpretare la modernità senza dimenticare i segni della tradizione: torri e campanili svettano nell'Andalusia come nella Pianura Pontina, a comporre "città medievali del XX secolo", spazi "al centro del mondo" in un territorio modellato con sapienza in quanto sacro, come sacro è sempre stato considerato ogni luogo, ogni albero, ogni pietra, in cui "in illo tempore" si è manifestata la presenza divina.

In questo numero affrontiamo il tema dello spazio sacro. Quel punto di "fissione dell'infinito nel quotidiano" che si può configurare non solo come edificio liturgico, ma anche come spazio pubblico.
L'Agorà, che nella mentalità greca rappresentava il luogo della democrazia per antonomasia, oltre che piazza della Polis, ospita in questo numero il contributo di un artista fuggito dalla tirannide comunista: Camilian Demetrescu, un ortodosso che salva una Pieve cattolica sul percorso della Via Francigena riscoprendone l'alto valore simbolico.

L'Agorà ospiterà in futuro i contributi di tanti architetti e artisti le cui idee non hanno diritto di cittadinanza nella dittatura del modernismo.

Le caricature della sezione "Il confronto" introducono i due atteggiamenti dell'architetto contemporaneo nei confronti della città lasciandoci un quesito: Quale architettura rappresenta oggi un modello per la costruzione di una città "a misura d'uomo", ossia "ragionevole", dunque sacra?

1/2007

Bimestrale della Fondazione Cesar Onlus, Numero 1…“Da allora tutto tace”. È per rompere questo ‘assordante silenzio’ che nasce il bimestrale ‘CE.S.A.R.’, un giornale d’approfondimento la cui attività affianca la Fondazione ‘Centro Studi sull’Architettura Razionalista Onlus’. Ma ce n’era davvero bisogno? Per noi sì. I motivi sono semplici. Stanchi di assistere al dibattito pluralista solo in apparenza tra le diverse visioni dell’architettura, vogliamo aprire uno spazio per animare il confronto non solo sull’architettura ma anche sulle impostazioni culturali che determinano le scelte urbanistiche ed estetiche nelle nostre città.

Il bimestrale CE.S.A.R. è ricco di sezioni.

La foto di copertina, oggi ‘Agorà a cielo scoperto, città di fondazione in Spagna 1944-1969’, sarà il tema portante del giornale e sarà affiancato da un ‘Quaderno’ monografico per approfondire i temi evocati e suggeriti in prima pagina.

Ampio l’assortimento di notizie all’interno con una vasta sezione dedicata alla programmazione culturale della Fondazione, con una rassegna delle iniziative già organizzate, e con una rubrica dedicata ad ‘Eur interrotta’. Una sezione, questa, particolarmente interessante perché recupera il disegno originario dell’E42, presentando progetti architettonici e urbanistici non realizzati, come l’arco di Libera o il Teatro Imperiale di Moretti, manomessi o demoliti dalla furia iconoclastica dell’Italia post-fascista. Questo numero ospita la scheda sul Museo Forestale progettato da Armando Brasini, costruito in parte fino al 1942 e demolito nel 1953.

Daremo spazio alle provocazioni con l’intervento di un architetto o intellettuale controcorrente. In questo numero Léon Krier ci spiegherà le analogie tra il Palazzo della Civiltà Italiana, il cosiddetto Colosseo Quadrato, e la monumentale fortezza di Kalyana Mahal a Gingee sfatando diversi luoghi comuni sull’architettura razionalista.

Infine, non mancheranno i confronti ospitati ne ‘L’intervista’, con domande fulminanti a personaggi della politica e dell’architettura italiana e internazionale sui temi dominanti del dibattito architettonico odierno.


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